06/05/2008   12:22 616

Ricattatori in erba crescono


Alla fine non sono partita per l’Irlanda. Tra afonia, figlia malata e colf incidentata non sono riuscita a restare lucida e ho cominciato a immaginare scenari catastrofici. Ho concepito con la fantasia mia figlia consumata dalla tosse, notti insonni per mio marito, alle prese con termometri e sciroppi e giornate caotiche per la zia Marina, delegata alle cure diurne. Ho visto mattine convulse alla ricerca della felpa giusta e delle calze pulite. Ho immaginato di visitare ancora una volta un ospedale irlandese, non più, come qualche anno fa, per scoprire la mia gravidanza, ma per curarmi la bronchite. Ho temuto la fatica di riprendere le fila della casa dopo una settimana di assenza. Alla fine ho gettato la spugna. Ho chiesto a una mia collega di sostituirmi, e lei è stata ben contenta di restare una settimana in più in Irlanda, lontana dal marito insopportabile e dal figlio ventenne che a malapena sa prepararsi la pastasciutta. Io, invece, mi sono concessa due giorni di malattia, la mia prima assenza dal lavoro quest’anno, e poi ho ripreso la solita routine. Naturalmente mia figlia ha avuto una ripresa miracolosa e, una volta sicura che non sarei partita, si è anche lamentata per i regali irlandesi che non avrebbe ricevuto. Anche l’incidente di Sofia era una sciocchezza ed è sempre venuta ad aiutarci. Avrei dovuto avere la cazzimma di concedermi comunque qualche momento di divertimento, ma ho solo visto il solito film del giovedì, mentre le mie figlie sono state a ben due feste, al teatro e a cena fuori. Mai più. Mai più farsi intenerire da occhioni brillanti di febbre e braccia protese. Mai più cedere al ricatto morale di chi ti fa sentire indispensabile solo per manipolarti. Alla fine, l’unica un po’ acciaccata sono io, perché comunque non mi sono curata né riposata e soprattutto non ho interrotto la solita routine almeno per qualche prezioso giorno.

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