14/05/2008   15:40 808

Ragioni e torti dell’Alitalia


Abbiamo comprato i biglietti due mesi fa, pentendocene quasi immediatamente. Abbiamo scelto un volo dell’Alitalia, da Napoli a Milano, per rientrare dal week-end della Festa della Liberazione. L’orario era comodo, il prezzo conveniente, ma abbiamo passato le ultime settimane a immaginarci soluzioni alternative, nel caso di un improvviso tracollo della compagnia. Devo confessare, ho pensato più volte che, una volta tornata a Milano, il destino della compagnia di bandiera non mi avrebbe più preoccupata. In fondo, i miei soldi di contribuente hanno finanziato un carrozzone che per decenni ha foraggiato schiere di raccomandati e che, oltretutto, hanno goduto di privilegi sconosciuti ad altre categorie. Ci siamo sorbiti hostess arroganti e scioperi selvaggi: facciamo fatica, dunque, a capire perché dovremmo difendere con le unghie e i denti l’italianità della compagnia, quando siamo convinti che i problemi vengano proprio da essa. Poi, durante il volo, ho osservato i lavoratori: li ho trovati inaspettatamente professionali, addirittura cortesi e perfino teneri con i tanti bambini in aereo. Li ho visti con altri occhi e ho pensato all’angoscia che molti di loro devono provare, rispetto a un futuro incerto. Nessuno potrà gioire, se i lavoratori dell’Alitalia perderanno il proprio impiego, ma neanche possono raccontarci che rinunciare a qualche cattiva abitudine e cambiare divisa siano prezzi troppo alti da pagare per evitare il peggio.

Aurora Pedicini

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