08/07/2008   17:36 697

Europa e denaro si allontanano


Sono decenni che ci devastano con la retorica dell’Unione Europea, che ci chiedono di dare prova del nostro senso di appartenenza a questa entità, che bandiscono concorsi per studenti per dare nuova linfa ad un ideale che ha perso molto del suo smalto. Nessuna obiezione finché si trattava di condividere la nostra identità con le gloriose democrazie mitteleuropee o con i civilissimi paesi nordici; ci sentivamo un po’ i parenti di campagna, con il nostro retaggio papalino e le nostre magagne ma sapevamo di dare un nostro dignitoso contributo alla patria comune. Il graduale allargamento ci ha ampiamente confuso le idee e pochi saprebbero enumerare, senza indugio, chi appartiene all’Unione, chi è in lista di attesa, chi ha ancora la sua valuta. Confesso che anch’io, prima di un recente viaggio, ho controllato se in Slovenia si usasse l’euro. E’ vero, viaggiamo senza lo stress dei cambi e abbiamo meno burocrazia per lavorare o curarci all’estero, ma l’ingresso dei paesi dell’Est non ha proprio provocato l’entusiasmo popolare. A parte una diffidenza atavica, si diffonde nell’italiano medio la paura che la grande mucca venga munta da altri, che venga dirottata la pioggia di finanziamenti che ha permesso a generazioni di agricoltori di ricevere denaro per non lavorare e, a schiere di raccomandati, di venir pagati per seguire improbabili corsi di formazione. Di fronte al vil denaro, non c’è ideale che tenga.

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