Campioni d'Italia sotto la pioggia
E’ un classico. Abbiamo passato giorni torridi con le scarpe invernali per prudenza, e appena recuperate quelle leggere in soffitta sono tornate le piogge. Non parliamo di pioggerellina primaverile che ripulisce l’aria e fa anche allegria; parliamo di lunghe giornate uggiose, di temporali che in pochi minuti allagano le vie, del Lambro e del Severo che esondano e bloccano interi quartieri. Parliamo di jeans stesi ad asciugare che puzzano di calzini ammuffiti, di accappatoi che restano umidi da un giorno all’altro, di bambini isterici perché dopo un assaggio di estate si ritrovano chiusi in casa o in altri luoghi di libertà vigilata. Non poteva esserci altro scenario per i festeggiamenti dell’Inter. Dopo settimane di bandiere preparate e poi messe via, dopo fiumi di dissertazioni mediatiche sulla paura di vincere dei nerazzurri, i tifosi interisti si presentavano decisamente sottotono. La pioggia evocava precedenti infausti, invece stavolta ha amplificato il senso liberatorio della festa. Il mio studente Andrea, tifoso da sempre, era irriconoscibile per quanto era diventato permaloso e scostante, anche con me. Dopo la vittoria ero convinta che mai sarebbe stato in classe lunedì per la verifica. Invece c’era, dopo una notte di festa e di pioggia, senza voce e senza muso. Mi ha offerto il suo sacrificio come un calumet della pace. Interista e gentiluomo, secondo la migliore tradizione dei campioni d’Italia.
^ torna in alto Stai leggendo un articolo di >