‘A pizza
Dopo aver osannato il ragù e il mussillo, è la volta della regina della cucina povera: la pizza. E’ nata circa tre millenni fa quando, nelle feste di compleanno del faraone Cheope, era abitudine mangiare una focaccia di farina di patate, con erbe aromatiche. Qualcuno, poi, ha ipotizzato un’origine cinese dal nome Ping-Tze. L’etimologia del sostantivo pizza è italica, fa la sua apparizione a Gaeta nel 997 d.C., a Napoli nel 1335 d.C. Nel 1889, poi, nasce la pizza margherita in onore della regina in visita a Napoli. Successivamente, sono nate quelle dagli ingredienti variegati, la più originale rimane, però, quella chiamata ‘a pizza ‘a oggi ‘a otto, fritta e contenente ricotta. Il suo nome lo deve all’usanza di essere pagata otto giorni dopo la sua consumazione. Ha ispirato molti poeti, tra questi Raffaele Viviani che compose “’U Pizzaiolo”, dove racconta di un povero artigiano che, negli anni ’40, uscito dal vicolo con un ruoto di pizze, poichè nessuno le acquistava, si mise a urlare di far presto, perché stava per andare via. Gli abitanti del vicolo per tutta risposta lo ingiuriarono: “E vattenn’”. Qualunque sia la sua origine, per me rimane, a ogni modo, il pranzo preferito, in particolare nella zona di Spaccanapoli, dove viene servita calda, per la strada, piegata in quattro, e per questo denominata “a portafoglio”.
^ torna in alto Stai leggendo un articolo di >