Carne 18/11/2023   8:56 2103

Carne coltivata, l'Italia dice no: divieto di produzione e distribuzione


L'Italia si posiziona in prima linea contro la produzione e distribuzione della carne coltivata, ma cosa si cela dietro questa decisione e come si differenzia dalla carne artificiale nel panorama internazionale?

La carne coltivata è il prodotto di un processo in vitro che coinvolge la coltivazione di cellule animali per creare il tessuto muscolare che è alla base della carne. Questa innovativa tecnologia ha suscitato interesse in tutto il mondo per la sua promessa di ridurre l'impatto ambientale dell'industria della carne, riducendo l'allevamento di animali e le relative emissioni di gas serra.

Tuttavia, l'Italia ha deciso di prendere una posizione decisa contro questa pratica emergente. Con il via libera dell'Aula della Camera, è stato introdotto un divieto che ha scatenato dibattiti su scala nazionale. La decisione riflette preoccupazioni etiche, ambientali ed economiche, spingendo l'Italia a distinguersi dagli altri paesi europei e occidentali che ancora valutano la regolamentazione di questa industria.

Con il via libera definitivo dell'Aula della Camera, l'Italia è il primo Paese in Europa a introdurre il divieto di produrre e vendere carne coltivata. Il disegno di legge, approvato con 325 voti a favore, 202 contrari e 23 astenuti, vieta anche l'utilizzo di termini come "hamburger", "bistecca" o "salsiccia" per indicare prodotti a base vegetale.

Che cos'è la carne coltivata

La carne coltivata è un tipo di carne prodotta in laboratorio a partire da cellule animali, senza l'uccisione di animali. Le cellule vengono prelevate da un animale vivo e poi fatte crescere in un ambiente controllato, in cui vengono fornite le sostanze nutritive necessarie per la loro proliferazione.
La carne coltivata si differenzia dalla carne artificiale, che può essere composta da sostanze vegetali e non coinvolge la coltivazione di cellule animali, entrambe sono considerate alternative al consumo di carne tradizionale. Paesi come gli Stati Uniti e alcuni membri dell'Unione Europea stanno ancora cercando di comprendere come regolamentare questa nuova frontiera alimentare, navigando tra benefici ambientali e sfide etiche.

La disciplina della carne coltivata in Europa

Al momento, l'Unione Europea non ha ancora legiferato in materia di carne coltivata. Tuttavia, la Commissione Europea ha pubblicato una proposta di regolamento, che dovrebbe essere approvata entro il 2024.

La proposta di regolamento vieta la produzione e la commercializzazione di carne coltivata che non sia sicura per la salute umana e che non sia prodotta in modo sostenibile. La proposta prevede inoltre che la carne coltivata sia etichettata in modo chiaro, in modo che i consumatori possano essere informati sulla sua origine.

Il mercato della carne coltivata

Il mercato della carne coltivata è ancora in fase di sviluppo, ma sta crescendo rapidamente. Nel 2022, il mercato globale della carne coltivata è stato stimato in 270 milioni di dollari. Si prevede che il mercato crescerà a un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 32,6% tra il 2022 e il 2028, raggiungendo un valore di 1,5 miliardi di dollari entro il 2028. I principali produttori di carne coltivata al mondo sono Stati Uniti, Israele e Singapore. In Italia, non ci sono ancora aziende che producono carne coltivata.

Il divieto italiano

Il divieto italiano di produzione e distribuzione di carne coltivata è un segnale contro l'innovazione. La carne coltivata è una tecnologia emergente che ha il potenziale di ridurre l'impatto ambientale dell'industria della carne, migliorare la sicurezza alimentare e offrire ai consumatori un'alternativa più sostenibile alla carne tradizionale.

Il divieto italiano potrebbe ostacolare lo sviluppo del mercato della carne coltivata in Italia e in Europa? L'Italia si è lanciata contro la carne coltivata, aprendo un dibattito su scala nazionale e aprendo le porte a una riflessione più ampia sul futuro dell'industria alimentare. Mentre il resto del mondo osserva con interesse, il divieto italiano solleva domande importanti sulle scelte etiche, ambientali ed economiche che guidano il settore alimentare moderno.

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