libri 07/11/2018   0:59 579

La metà dei giovani non legge: aumenta povertà educativa. In Campania è il 69.4%


In Provincia di Benevento, le biblioteche censite sono in totale 59 su 78 Comuni (1.9 ogni 1000 abitanti).

“Ogni lettura è un atto di resistenza” scriveva tempo fa Daniel Pennac. Un atto di resistenza alla fragilità, alle contingenze ed un paese che non legge è un paese povero. In Italia, quanto si legge? Secondo lo studio di Openpolis – con la collaborazione di “Impresa Sociale Con i Bambini" – nel Bel Paese circa la metà dei giovani non legge, il 10% delle famiglie non ha libri in casa. Un dato clamoroso, che non fa altro che convalidare un problema enorme: quello della povertà educativa.

Openpolis che ha basato il suo studio sui dati Istat, ha stimato che in Italia “solo la metà dei bambini e ragazzi ha letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi. Tra i minori di età compresa tra 6 e 18 anni, nel 2016 il 52,8% non aveva letto neanche un libro nell’anno precedente”. In pratica, se i dati vengono paragonati, negli ultimi 10 anni il calo di letture si è accentuato (probabilmente anche a causa della crisi economica e dell’aumento delle famiglie in povertà assoluta) anche se nel 2017 c’è stato qualche debole inversione di tendenza.

Nel 2005 i bambini che leggevano (6-10 anni) erano il 48.9%; (11-14 anni) erano il 63.6%; (15-17 anni) erano il 62.7%. Nel 2016 questo tasso per le rispettive classificazioni erano pari al 44.2% (6-10 anni); 51.1%(11-14 anni) e 47.1%(15-17%). Nel 2017, invece, il tasso è leggermente aumentato: 50.3%(6-10 anni); 55.9%(11-14 anni); 54.4%(15-17%).

«Il tema dei bambini e degli adolescenti – si legge nello studio – che non leggono non può essere derubricato a una questione individuale. La lettura è anche uno strumento di crescita e di emancipazione, ancora più importante per i giovani che provengono dai contesti più deprivati. Nei primi anni, offre al bambino la possibilità di esplorare mondi e storie nuove, stimolandone fantasia e creatività. Più avanti, a scuola, è stata spesso sottolineata la relazione tra lettura e rendimento scolastico. Da adulto, le competenze linguistiche possono diventare un asset decisivo per ottenere un lavoro stabile, e anche per la propria realizzazione e gratificazione personale».

Povertà educativa ed economica


“Una delle caratteristiche più odiose della povertà educativa – scrive Openpolis – è il suo rapporto con la povertà economica. Le famiglie povere hanno generalmente più difficoltà ad offrire opportunità culturali ed educative ai propri figli. Un meccanismo vizioso, perché rende quasi ereditarie questo tipo di privazioni. Anche l'accesso alla lettura purtroppo non fa eccezione”. Insomma, se i genitori sono lettori, anche i figli leggono(66.9%). Al contrario, solo una minoranza dei figli di non lettori legge (30.8%). Piero Angela, tempo fa, la spiegava in questi termini: “A volte si dice che i figli dei fumatori tendono a essere fumatori: anche per quanto riguarda i libri, i figli di lettori mediamente tendono a essere lettori più degli altri”.

Secondo Openpolis (che si basa sulle analisi effettuate dall’Università di Tor Vergata per Save The Children), contrastare questo aspetto potrebbe anche migliorare la lotta alla povertà educativa o addirittura innescare reazioni positive a un contesto difficile o deprivato.

«I minori che vivono in famiglie meno abbienti (...) – scrive Save the Children in “Nuotare contro corrente” – ma che vivono in aree geografiche dove l’offerta culturale e ricreativa è maggiore rispetto alla media nazionale, quindi dove più del 38% dei minori ha svolto almeno 4 attività tra le 7 identificate dall’indice composito Istat (tra cui la lettura, ndr), hanno il triplo delle probabilità di essere resilienti, rispetto ai coetanei che vivono in contesti dove l’offerta è limitata».

Nel Mezzogiorno ci sono più minori che non leggono

Il dato più significativo – l’analisi tiene conto della percentuale di minori che non hanno letto libri nei 12 mesi precedenti (2016) –lo si registra in Sicilia con il 72.6%, seguita dalla Campania con il 69.4%, Calabria con il 66% e Puglia 59.9%. Al contrario, i dati più bassi li si registrano in Valle d’Aosta 37.1%, in Liguria 36.9%, nella Provincia di Trento 32.6%. In pratica, tra la Sicilia e Trento la differenza è del 40%.

Il ruolo delle biblioteche


Se il 10.1% delle famiglie non ha nemmeno un libro in casa, le biblioteche potrebbero aiutare a contrastare questo fenomeno? Secondo Openpolis, “la presenza di un servizio - da sola - non basta a garantire un contrasto efficace alla povertà educativa. Sul fenomeno dei minori che non leggono, incidono fattori culturali e sociali molto più profondi. Allo stesso tempo però sappiamo che una famiglia su 10 non ha a casa neanche un libro, e che questo dato è praticamente costante da quasi un ventennio. Di fronte a questa evidenza, si pone il tema di garantire un'offerta pubblica adeguata, in questo caso a partire dalle biblioteche”.

Quante biblioteche ci sono in Italia


Il nostro Paese, ospita in totale 17.951 biblioteche: 5.801 quelle pubbliche, 1.333 le biblioteche “importanti non specializzate”. Di queste 7.134 biblioteche il 63% sono comunali, il 24% parrocchiali ma comunque fruibili. In Valle d’Aosta(3.9) e Molise (3.39) il dato più alto di biblioteche pubbliche di 3 biblioteche ogni 1.000 minori in Valle d’Aosta e Molise ogni mille abitanti di età compresa tra i 6 ed i 17 anni. In Campania, il dato scende allo 0.64 nel Lazio allo 0.56. In Provincia di Benevento, le biblioteche censite sono in totale 59 su 78 Comuni (1.9 ogni 1000 abitanti).

Per concludere, parafrasando la giovane Malala Yousafzai - Premio Nobel per la Pace – prendere in mano i libri può essere un atto potente, un atto di resistenza di emancipazione culturale e sociale, un investimento sul futuro non solo dei nostri giovani, ma dell’intero sistema Paese. 

MP

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